Post

Visualizzazione dei post da febbraio, 2020
APPROVAZIONE DELLA REGOLA Decise perciò di creare un ordine monacale e per questo andò a Roma a parlare al papa, Innocenzo III. Indossava abiti da mendicante ed era con amici combinati più o meno come lui, perciò quando chiese del pontefice le guardie gli risero in faccia. Francesco non protestò, ma non si arrese, si sitemò fuori le porte del Laterano e aspettò. Dopo tre mesi, il papa capì che era meglio ricevere quello strano tipo che era là fuori ad aspettarlo ogni giorno. Ascoltò le sue richieste, lesse la Regola che Francesco aveva pensato per l'ordine e, soprattutto, approvò la sua totale fedeltà alla Chiesa, una fedeltà che altri ordini mendicanti di quell'epoca invece rifiutavano. ("Tutti santi, me compreso", di Luciano De Crescenzo, Oscar Mondadori, pg. 99)
PERFETTA LETIZIA   Frate Lione con grande ammirazione il domandò e disse: «Padre, io ti priego dalla parte di Dio che tu mi dica dove è perfetta letizia». E santo Francesco sì gli rispuose: «Quando noi saremo a santa Maria degli Agnoli, così bagnati per la piova e agghiacciati per lo freddo e infangati di loto e afflitti di fame, e picchieremo la porta dello luogo, e ’l portinaio verrà adirato e dirà: Chi siete voi? e noi diremo: Noi siamo due de’vostri frati; e colui dirà: Voi non dite vero, anzi siete due ribaldi ch’andate ingannando il mondo e rubando le limosine de’poveri; andate via; e non ci aprirà, e faracci stare di fuori alla neve e all’acqua, col freddo e colla fame infino alla notte; allora se noi tanta ingiuria e tanta crudeltà e tanti commiati sosterremo pazientemente sanza turbarcene e sanza mormorare di lui, e penseremo umilemente che quello portinaio veramente ci conosca, che Iddio il fa parlare contra a noi; o frate Lione, iscrivi che qui è perfetta letizia...
COME SANTO FRANCESCO MIRACOLOSAMENTE SANÒ IL LEBBROSO DELL’ANIMA, E DEL CORPO S. Francesco di subito fece iscaldare dell’acqua con molte erbe odorifere: poi spoglia costui, e comincia a lavarlo colle sue mani, e uno altro Frate metteva su l’acqua; e per divino miracolo, dove Santo Francesco toccava colle sue sante mani, si partia la lebbra, e rimaneva la carne perfettamente sanata. E come si incominciò la carne a sanicare, così s’incominciò a sanicare l‘anima, onde veggendosi il lebbroso cominciare a guarire, cominciò ad avere grande compunzione, e pentimento de’ suoi peccati, e cominciò a piagnere amarissimamente; sicchè, mentre che ‘l corpo si mondava di fuori della lebbra, per lo lavamento dell’acqua, così l‘anima si mondava dentro del peccato, per correzione e per le lagrime. ( Fioretti di San Francesco, cap. XXV )
https://docs.google.com/presentation/d/1JEVrJliQNJ1zaqClTg0NcM-9xCoaLmAEYHw_q1ezckc/edit?usp=sharing
https://docs.google.com/presentation/d/e/2PACX-1vTD6nYyH8K0DAvsYnLUwk8-1TNBfLqQsWaRNqzzLxgIpyRoFX6e06pk47XFhLe_QR-aQBqZ-ilL1XcP/pub?start=true&loop=false&delayms=5000
IL VESTITO DEI FRATI Concedano ad essi i panni della prova, cioè due tonache senza il cappuccio, il cingolo, le brache e il capperone fino al cingolo... Coloro che hanno già professato obbedienza abbiano una tonaca con cappuccio ed un'altra senza, se vorranno averla. Coloro che sono costretti da necessità possono portare calzature. Tutti i frati si vestano di abiti vili, che possono rattoppare di sacco e d'altre pezze, con la benedizione di Dio. Io li ammonisco ed esorto che non disprezzino nè giudichino gli uomini che vedono vestiti di abiti delicati e colorati, che usano cibi e bevande ricercate, ma piuttosto ognuno giudichi e disprezzi se stesso. 2 Reg (seconda regola), cap 2
AGNELLINO AMMAESTRATO Durante il suo soggiorno a Roma, il Santo aveva tenuto con sé un agnellino, mosso dalla sua devozione a Cristo, amatissimo agnello. Nel partire, lo affidò a una nobile matrona, madonna Jacopa dei Sette Soli, perché lo custodisse in casa sua. E l’agnello, quasi ammaestrato dal Santo nelle cose dello spirito, non si staccava mai dalla compagnia della signora, quando andava in chiesa, quando vi restava o ne ritornava. Al mattino, se la signora tardava ad alzarsi, l’agnello saltava su e la colpiva con i suoi cornetti, la svegliava con i suoi belati, esortandola con gesti e cenni ad affrettarsi alla 58 chiesa. Per questo la signora teneva con ammirazione e amore quell’agnello, discepolo di Francesco e ormai diventato maestro di devozione . (LM VIII,7)
LA CICALA DELL'ORTO Era d’estate, e Francesco dimorava alla Porziuncola, nell’ultima cella vicino alla siepe dell’orto, dietro la casa (dove abitava frate Ranieri, l’ortolano, dopo la morte del Santo). Un giorno che usciva dalla celletta vide, e poteva toccarla con la mano, sul ramo di un fico sorgente lì presso, una cicala. Le stese la mano, invitandola: “Sorella mia cicala, vieni con me!”. Quella venne all’istante sulle sue dita, e il Santo prese ad accarezzarla con un dito dell’altra mano, dicendole: “Canta, sorella mia cicala!”. Subito lei obbedì, e prese a frinire. Francesco ne fu molto felice e lodava Dio. La tenne così sulla mano molto a lungo, poi la ripose sul ramo del fico da cui l’aveva tolta. Per otto giorni continui ogni volta che usciva dalla celletta, la trovava allo stesso posto e tutti i giorni, prendendola in mano, appena le diceva, toccandola, di cantare, la cicala friniva. Passati otto giorni, Francesco si rivolse ai compagni: “Permettiamo adesso a s...
POCA BELLEZZA Il Papa, dopo aver considerato attentamente da un lato quel frate in abito strano, dal volto disprezzabile, barba lunga, capelli incolti, sopracciglia nere e pendenti, e dall’altro quella petizione che egli presentava, così ardua e impossibile secondo il giudizio comune, lo disprezzò nel cuor suo. (Fonti Francescane 2285)
FELICE COLUI CHE MI HA RIVESTITO DI SAIO Felice Colui che mi ha rivestito di un saio che è diventato un pavimento di rose. Non ho mai sentito l'asperità di questo tessuto, ma odorava di fresco, odorava di mattino, odorava di resurrezione. Le mie spalle sono diventate deboli ma forti: sono diventato un contadino di fede. Aravo solo la terra di Dio, la sua volontà. (A. Merini)
Immagine
BENEDIZIONE 

Eros Ramazzotti - Cantico

Immagine
REGOLA PER I ROMITORI   scritta da San Francesco I fratelli che vogliono condurre vita religio­sa negli eremi, siano tre o al massimo quattro. Due di loro facciano da madri ed abbiano due figli o almeno uno. I due che fanno da madri coprono il ruolo di Marta, mentre i due figli co­prono quello di Maria. Avranno a disposizione un ambiente appartato, nel quale a ciascuno sarà riservata una cella dove pregare e riposare. Ogni giorno, dopo il calar del sole, recitino compieta. Osservino con cura il silenzio. Dicano le ore e si alzino per il mattutino, «Cerchino pri­ma di tutto il regno di Dio e la sua giustizia»  (Mt 6,33).  Recitino l'ora di prima nel tempo dovuto, e dopo terza escano dal silenzio, e possano parla­re e recarsi dalle loro madri. E quando loro pia­cerà, potranno chiedere ad esse l'elemosina, come piccoli poveri, per amore del Signore Dio.  Poi reciteranno sesta e nona e, all'ora convenuta, di­ranno il vespero. Nel luogo recintato dove abi...
RONDINI S'avvicinò una volta ad un paese di nome Alviano, per predicarvi. Radunato il popolo e chiesto il silenzio, quasi non poteva essere udito per il garrire delle molte rondini che nidificavano in quel luogo. Mentre tutti lo ascoltavano, si rivolse ad esse dicendo: «Sorelle mie rondini, ormai è ora che parli anch'io, giacché voi fino ad ora avete detto abbastanza! Ascoltate la parola di Dio standovene zitte, finché il discorso d l Signore sarà terminato ». E quelle, come fossero dotate di ragione, subito tacquero, né si mossero dal loro luogo, finché tutta la predica fu finita. Tutti coloro che assistettero, pieni di stupore, dettero gloria a Dio. Nella città di Parma, uno studente era talmente infastidito dall'insistente garrire di una rondine, da non poter in alcun modo meditare. Costui piuttosto eccitato, cominciò a dire: «Questa rondine è stata una di quelle, che, come si legge, una volta non permetteva a san Francesco di predicare, finché egli non le imp...

Franz Liszt "San Francesco d'Assisi. La predica agli uccelli" - Roberto ...

Immagine
EREMI DI MAREMMA tratto da  http://www.eremos.eu/index.php/toscana/ EREMI E ROMITORI EREMO  (dal  greco   ἔρημος   érēmos ), un luogo di difficile accesso, dove uno o più individui, detti  eremiti   o  anacoreti   (dal  greco   ἀναχωρητής   anachōrētēs , derivato da  ἀναχωρεῖν   anachōrêin , ritirarsi), si auto-escludono dalla  società   solitamente per condurre una vita di  preghiera   e/o  ascesi   a stretto contatto con la natura . (Wikipedia) ROMITORIO   s. m. [der. di romito]. – Luogo dove abitano romiti, eremo, eremitaggio: " si ritirò a [...] vivere in un r omitorio tra i monti " . In senso fig urato , luogo molto isolato, solitario . (Treccani) EREMO DI SANT’ANTONIO IN VAL D’ASPRA   (Ruderi di chiesa-romitorio – XII-XIII secolo) Località:   Casale di Pari di Civitella Paganico  (GR) Quel poco che riman...