LA CICALA DELL'ORTO

Era d’estate, e Francesco dimorava alla Porziuncola, nell’ultima cella vicino alla siepe dell’orto, dietro la casa (dove abitava frate Ranieri, l’ortolano, dopo la morte del Santo).
Un giorno che usciva dalla celletta vide, e poteva toccarla con la mano, sul ramo di un fico sorgente lì presso, una cicala. Le stese la mano, invitandola: “Sorella mia cicala, vieni con me!”. Quella venne all’istante sulle sue dita, e il Santo prese ad accarezzarla con un dito dell’altra mano, dicendole: “Canta, sorella mia cicala!”. Subito lei obbedì, e prese a frinire. Francesco ne fu molto felice e lodava Dio. La tenne così sulla mano molto a lungo, poi la ripose sul ramo del fico da cui l’aveva tolta.
Per otto giorni continui ogni volta che usciva dalla celletta, la trovava allo stesso posto e tutti i giorni, prendendola in mano, appena le diceva, toccandola, di cantare, la cicala friniva. Passati otto giorni, Francesco si rivolse ai compagni: “Permettiamo adesso a sorella cicala di andare dove vuole. Ci ha donato abbastanza consolazione, e la nostra carne potrebbe trarne vanagloria”. Come la ebbe congedata, quella si allontanò e non tornò più a quel posto. I compagni rimasero meravigliati del fatto che la cicala gli obbedisse così e fosse tanto affettuosa.
In effetti, Francesco trovava tanta gioia nelle creature per amore del Creatore, che Dio, al fine di confortare fisicamente e spiritualmente il suo servo, gli rendeva mansuete le creature che si mostrano ritrose con gli uomini.
(Leggenda perugina, FF 164)

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