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APPROVAZIONE DELLA REGOLA Decise perciò di creare un ordine monacale e per questo andò a Roma a parlare al papa, Innocenzo III. Indossava abiti da mendicante ed era con amici combinati più o meno come lui, perciò quando chiese del pontefice le guardie gli risero in faccia. Francesco non protestò, ma non si arrese, si sitemò fuori le porte del Laterano e aspettò. Dopo tre mesi, il papa capì che era meglio ricevere quello strano tipo che era là fuori ad aspettarlo ogni giorno. Ascoltò le sue richieste, lesse la Regola che Francesco aveva pensato per l'ordine e, soprattutto, approvò la sua totale fedeltà alla Chiesa, una fedeltà che altri ordini mendicanti di quell'epoca invece rifiutavano. ("Tutti santi, me compreso", di Luciano De Crescenzo, Oscar Mondadori, pg. 99)
PERFETTA LETIZIA   Frate Lione con grande ammirazione il domandò e disse: «Padre, io ti priego dalla parte di Dio che tu mi dica dove è perfetta letizia». E santo Francesco sì gli rispuose: «Quando noi saremo a santa Maria degli Agnoli, così bagnati per la piova e agghiacciati per lo freddo e infangati di loto e afflitti di fame, e picchieremo la porta dello luogo, e ’l portinaio verrà adirato e dirà: Chi siete voi? e noi diremo: Noi siamo due de’vostri frati; e colui dirà: Voi non dite vero, anzi siete due ribaldi ch’andate ingannando il mondo e rubando le limosine de’poveri; andate via; e non ci aprirà, e faracci stare di fuori alla neve e all’acqua, col freddo e colla fame infino alla notte; allora se noi tanta ingiuria e tanta crudeltà e tanti commiati sosterremo pazientemente sanza turbarcene e sanza mormorare di lui, e penseremo umilemente che quello portinaio veramente ci conosca, che Iddio il fa parlare contra a noi; o frate Lione, iscrivi che qui è perfetta letizia...
COME SANTO FRANCESCO MIRACOLOSAMENTE SANÒ IL LEBBROSO DELL’ANIMA, E DEL CORPO S. Francesco di subito fece iscaldare dell’acqua con molte erbe odorifere: poi spoglia costui, e comincia a lavarlo colle sue mani, e uno altro Frate metteva su l’acqua; e per divino miracolo, dove Santo Francesco toccava colle sue sante mani, si partia la lebbra, e rimaneva la carne perfettamente sanata. E come si incominciò la carne a sanicare, così s’incominciò a sanicare l‘anima, onde veggendosi il lebbroso cominciare a guarire, cominciò ad avere grande compunzione, e pentimento de’ suoi peccati, e cominciò a piagnere amarissimamente; sicchè, mentre che ‘l corpo si mondava di fuori della lebbra, per lo lavamento dell’acqua, così l‘anima si mondava dentro del peccato, per correzione e per le lagrime. ( Fioretti di San Francesco, cap. XXV )
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IL VESTITO DEI FRATI Concedano ad essi i panni della prova, cioè due tonache senza il cappuccio, il cingolo, le brache e il capperone fino al cingolo... Coloro che hanno già professato obbedienza abbiano una tonaca con cappuccio ed un'altra senza, se vorranno averla. Coloro che sono costretti da necessità possono portare calzature. Tutti i frati si vestano di abiti vili, che possono rattoppare di sacco e d'altre pezze, con la benedizione di Dio. Io li ammonisco ed esorto che non disprezzino nè giudichino gli uomini che vedono vestiti di abiti delicati e colorati, che usano cibi e bevande ricercate, ma piuttosto ognuno giudichi e disprezzi se stesso. 2 Reg (seconda regola), cap 2
AGNELLINO AMMAESTRATO Durante il suo soggiorno a Roma, il Santo aveva tenuto con sé un agnellino, mosso dalla sua devozione a Cristo, amatissimo agnello. Nel partire, lo affidò a una nobile matrona, madonna Jacopa dei Sette Soli, perché lo custodisse in casa sua. E l’agnello, quasi ammaestrato dal Santo nelle cose dello spirito, non si staccava mai dalla compagnia della signora, quando andava in chiesa, quando vi restava o ne ritornava. Al mattino, se la signora tardava ad alzarsi, l’agnello saltava su e la colpiva con i suoi cornetti, la svegliava con i suoi belati, esortandola con gesti e cenni ad affrettarsi alla 58 chiesa. Per questo la signora teneva con ammirazione e amore quell’agnello, discepolo di Francesco e ormai diventato maestro di devozione . (LM VIII,7)