SERAFINI
E STIGMATE
Allorché
dimorava nel romitorio, che dal nome del luogo è chiamato Verna, due
anni prima della sua morte, ebbe da Dio una visione. Gli apparve un
uomo, in forma di Serafino, con sei ali, librato sopra di lui, con le
mani distese ed i piedi uniti, confitto ad una croce. Due ali si
prolungavano sopra il capo, due si dispiegavano per volare e due
coprivano tutto il corpo. A quell’apparizione il beato servo
dell’Altissimo si sentì ripieno di una ammirazione infinita, ma
non riusciva a capirne il significato. Era invaso anche da viva gioia
e sovrabbondante allegrezza per lo sguardo bellissimo e dolce col
quale il Serafino lo guardava, di una bellezza inimmaginabile; ma era
contemporaneamente atterrito nel vederlo confitto in croce
nell’acerbo dolore della passione. Si alzò, per così dire, triste
e lieto, poiché gaudio e amarezza si alternavano nel suo spirito.
Cercava con ardore di scoprire il senso della visione, e per questo
il suo spirito era tutto agitato. Mentre era in questo stato di
preoccupazione e di totale incertezza, ecco: nelle sue mani e nei
piedi cominciarono a comparire gli stessi segni dei chiodi che aveva
appena visto in quel misterioso uomo crocifisso.
(1C
94-95)
Commenti
Posta un commento