LA
ZUPPA DI FRANCESCO
Quel
buon prete guardava con simpatia Francesco appassionarsi al lavoro
più che le sue forze non consentissero; e commosso, malgrado la
propria indigenza, procurava di preparargli un vitto un po' speciale,
sapendo che a casa sua era vissuto nell'agiatezza. Invero, come
l'uomo di Dio ebbe a confidare in seguito, nemmeno toccava i cibi che
non gli andavano e spesso prendeva elettuari e confetture. Un giorno
che si accorse delle attenzioni usategli dal prete, disse fra sé:
“Credi che troverai dappertutto questo sacerdote, che ti circonda
di tante finezze? Non è questa la vita d'uomo povero da te
abbracciata. Come il mendicante va di porta in porta con la scodella
in mano e, spinto dalla necessità, vi raccoglie avanzi di cibi
diversi, così devi cominciare a fare anche tu, per amore di Cristo
che, nato nella povertà, visse poverissimo nel mondo, restò nudo e
povero sul patibolo e venne sepolto in una tomba non sua”. Prese
dunque una scodella, entrò in città e cominciò ad accattare di
uscio in uscio, mettendo insieme gli avanzi di alimenti diversi.
Stupivano molti, ricordando come dianzi era vissuto da signore e
vedendolo ora cambiato fino a questo punto. Quando volle mangiare
quell'intruglio, la prima reazione fu la nausea; una volta, nonché
mangiare quella incresciosa poltiglia, non avrebbe neppure resistito
a guardarla. Ma seppe vincere la ripugnanza e cominciò a mangiare;
gli sembrò di provarci più gusto che non ad assaporare una
squisitezza. Ne ebbe tale esultanza nel Signore, che la sua carne
malgrado fosse debole e afflitta, si sentì irrobustita a sopportare
lietamente per amore di Dio le cose più aspre e amare. Ringraziò il
Signore che aveva mutato l'amarezza in dolcezza, e lo confortava in
tanti modi. Disse allora al buon prete che, d'ora in poi, non gli
preparasse o facesse preparare i pasti.
(Leggenda
Dei Tre Compagni, capitolo VII, 1 422,
22)
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