LA
PREDICA AGLI UCCELLI
Francesco
percorreva la valle Spoletana. Giunto presso Bevagna, vide raccolti
insieme moltissimi uccelli d’ogni specie, colombe, cornacchie e
monachine. Il servo di Dio, Francesco, che era uomo pieno di ardente
amore e nutriva grande pietà e tenero amore anche per le creature
inferiori e irrazionali, corse da loro in fretta, lasciando sulla
strada i compagni. Fattosi vicino, vedendo che lo attendevano, li
salutò secondo il suo costume. Ma, notando con grande stupore che
non volevano volare via, come erano soliti fare, tutto felice, li
esortò a voler ascoltare la parola di Dio. E tra l’altro disse
loro: “Fratelli miei uccelli, dovete lodare molto e sempre amare il
vostro Creatore, perché vi diede piume per vestirvi, ali per volare
e tutto quanto vi è necessario. Dio vi fece nobili tra le altre
creature e vi concesse di spaziare nell’aria limpida: voi non
seminate e non mietete, eppure Egli vi soccorre e guida,
dispensandovi da ogni preoccupazione”. A queste parole, come
raccontava lui stesso e i frati che erano stati presenti, gli uccelli
manifestarono il loro gaudio secondo la propria natura, con segni
vari, allungando il collo, spiegando le ali, aprendo il becco e
guardando a lui. Egli poi andava e veniva liberamente in mezzo a
loro, sfiorando con la sua tonaca le testine e i corpi. Infine li
benedisse col segno di croce dando loro licenza di riprendere il
volo.
(1C
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