IL
GIOCO DEI FIORI
Poi
venne su per il vicolo un piccolo nugolo di bimbi, sei o otto
maschietti e femminucce, che procedevano a due a due, giocando alla
processione, con ghirlande di foglie intorno ai colli e ai vestitini
polverosi e fiori di campo in mano, ranuncoli e margherite, gerani e
salvia, colti senza garbo, per metà spezzati e già quasi appassiti,
frammisti a fili d'erba. Cantavano tutti insieme un breve verso
storpiato, eco di un canto religioso, dal ritornello: "Mille
fiori, mille fiori a te, Santa Maria..." [...] Anche Francesco
aveva canticchiato quella melodia, a lui ben nota. L'aveva fatto
anche lui quel gioco, centinaia di volte. Adesso, che era più
grandicello e prendeva spesso parte a ragazzate proibite, anche quel
gioco gli era diventato estraneo. [....] Con un balzo appassionato
raggiunse i bambini, fece loro un cenno imperioso e ordinò loro di
aspettare un momento, davanti alla casa. [....] Francesco correva
verso il giardino di sua madre, un minuscolo pezzettino di terra,
lungo sì e no quattro passi, faticosamente ricavato e coltivato tra
alti muri. C'erano pochi fiori, i narcisi erano già sfioriti e le
violacciocche gialle non erano ancora sbocciate. Ma erano fioriti due
cespugli di giaggioli violetti. Erano della mamma. Gli faceva male al
cuore, ma allungò la mano e (li) spezzò... Tornò indietro e dette
ad ogni bimbo un giaggiolo. Lui stesso ne tenne uno in mano, si mise
alla testa del corteo e partì. [...] attrassero molti bambini [...]
finchè ormai una grande schiera, non raggiunsero cantando la piazza
del Duomo. [...] Le ragazzine lodavano Francesco e, alla fine, una
ebbe l'ardimento di fare quanto tutte desideravano: si avvicinò a
quel bel fanciullo, gli dette la mano e continuò a danzare con lui.
Risa e applausi si confondevano, quella processione per gioco era
sbocciata in una allegra festicciola...
("Fancesco
d'Assisi", di Hermann Hesse)
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